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Immagine del corpo e sentimenti di sé - Test proiettivo psicodiagnostico

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Copertina fronte immagine del corpo e sentimenti di se V002

 

IN PREPARAZIONE: DISPONIBILE DA DICEMBRE 2025

 

Immagine del corpo e sentimenti di sé - Test proiettivo psicodiagnostico - Manuale e 10 Tavole Psicodiagnostiche

 

Premessa

Il test è stato ideato verso la fine degli anni ’70, dopo l'esperienza di lavoro avviata svolto presso l'ambulatorio universitario di psicologia l'ospedale pediatrico del Gaslini di Genova e sperimentato successivamente durante tutta la mia esperienza lavorativa prima come coordinatore di équipe sociopsicopedagogica del servizio integrato materno infantile Comune di Genova e Provincia di Genova,  continuata poi nei consultori familiari genovesi del SSN e conclusa con la pensione  infine nel 1997 al Centro Trapianti d'Organo dell'Ospedale San Martino di Genova

In questo lungo percorso lavorativo in strutture sanitarie pubbliche per la necessità di interventi psicoterapeutici brevi sono stato propenso  a utilizzare test estremamente economici e a questo  scopo ho ideato il presente test che mi è sembrato particolarmente utile.        

E’ stato presentato per la prima volta nel 1982 a Firenze al 5^ Congresso Internazionale di Psicomotricità. E’ apparso sulla Rivista ‘Pratica Psicomotoria’ nel 1988 e successivamente, al convegno sui Test Proiettivi a Treviso nel 1993. Nel 1995 all'università di Padova  stato oggetto di tesi di laurea "Studio comparativo sull'immagine di sé in bambini di 5, 8, 11 ani, attraverso l'uso di tecniche proiettive", di Chiara Fasce,  relatrice Dolores Passi Tognazzo.

Il Test, pur nei limiti della ricerca può  dunque  considerarsi completato.

Breve presentazione delle basi Teoriche

La presente tecnica proiettiva, al di là dell'ipotesi proiettiva che l'accomuna agli altri  test proiettivi, si caratterizza per la coerenza  tra modello teorico di riferimento e i suoi specifici criteri interpretativi. Lo strumento psicodiagnostico rileva sia gli aspetti strutturali sia quelli tematici della personalità.

Test proiettivo che viene a fare parte degli strumenti psicodiagnostici di approccio  ideografico peculiari della psicologia clinica rispetto a strumenti psicodiagnostici nomotetici meramente classificatori.  

In generale per ciò che attiene l’inquadramento teorico del test, tra i vari contributi: S.Freud, G.Grodeck, A.Adler, C.G.Jung, P.Schilder, M.Merleau-Ponty, J..Piaget, H.Kohut, mentre nello specifico devo citare il contributo specifico di G.Pankow. A questo riguardo, per maggiore chiarezza, ritengo sia meglio riportare integralmente alcuni passi estremamente significativi del suo libro L'uomo e la sua psicosi:

“La prima funzione dell’immagine del corpo riguarda unicamente la sua struttura spaziale, in quanto forma o gestalt, cioè in quanto questa struttura esprime un legame dinamico fra le parti e la totalità. Mentre il nevrotico è capace di riconoscere l’unità del corpo anche quando è mutilato, lo psicotico non ne è capace.

La seconda funzione dell’immagine del corpo non riguarda la struttura in quanto forma, ma in quanto contenuto e senso. Qui l’immagine in quanto rappresentazione, riproduzione di un oggetto o ancora rinvio ad altro (funzione simbolica: mia l’aggiunta) gioca un ruolo notevole.”

Sulla prima definizione spaziale dell’immagine del corpo di G.Pankow si fonda l’ipotesi proiettiva di poter rilevare elementi strutturali profondi e sulla seconda funzione, di senso e significato simbolico, quella di rilevare significativi contenuti tematici e simbolici  della personalità del soggetto sottoposto alla prova proiettiva.

IPOTESI PROIETTIVA

Il presente strumento proiettivo si basa evidentemente sui principi generali stabiliti nel tempo dalla psicologia proiettiva.

Tra le tante definizioni di proiezione mi pare che questa di Bellak(1) sia  particolarmente efficace. "il termine proiezione viene usato per indicare il massimo grado di distorsione appercettiva. Il suo  opposto ipoteticamente sarebbe una percezione assolutamente oggettiva"(pag.38)

Entrando ancora maggiormente nel merito, Castellazzi (4) riporta da Kenni 1964,289 la seguente affermazione: "Nel costruire una tecnica proiettiva ci si rifà ai modelli psicoanalitici e gestaltico delle percezioni dello stimolo, modelli che 'hanno in comune l'ipotesi che lo stimolo ambiguo accresce l'influsso delle variabili  personali nella percezione." Castellazzi afferma inoltre che: "L'ambiguità dello  stimolo diviene quindi una delle pietre angolari delle tecniche proiettive, dal momento che attiva i sistemi motivazionali, i sistemi cognitivi, e i diversi meccanismi di difesa del soggetto in esame."(pag.50)

Ed inoltre: "Non va confusa l'ambiguità dello stimolo con la sua  scarsa strutturazione. Mentre è difficile avere stimoli poco strutturati che non siano anche ambigui, è invece possibile avere stimoli molto strutturati che sono al tempo stesso anche ambigui.(nota 3  pag.49), tuttavia va fatto notare che l’ambiguità dello stimolo non è correlata in modo lineare alla proiezione.(pag.50) Non basta che lo stimolo sia ambiguo per ottenere informazioni relative alla personalità profonda, occorre anche che lo stimolo sia significativo per il soggetto."(pag.51) Da una parte la necessità che lo stimolo sia  significativo e  dall'altra che sia ambiguo. La contemporanea presenza di queste due condizioni costituisce uno dei punti cruciali delle tecniche proiettive."

In base a queste considerazioni sembra proprio che le figure-stimolo del Test soddisfino pienamente queste due condizioni cruciali: da un lato, almeno nella  prevalenza delle tavole: sono poco strutturate e fortemente ambigue, dall'altro, in quanto figure corporee, si presuppone siano decisamente significative per il soggetto esaminato. Per quanto riguarda poi le due tavole raffigurante parti del corpo in maniera molto strutturata, nella fattispecie, sarebbe meglio dire "realistica", non deve indurre pessimismo a proposito di suscitare risposte utili e significative.

Tuttavia confesso che l'insieme delle acquisizioni sopra riportate non mi pare chiariscono l'essenza della "funzione proiettiva" che dalla mia personale riflessione, sostanzialmente posso provare a definire nel modo seguente.

In generale la funzione proiettiva sembra connessa alla funzione simbolica (nel senso etimologico del termine (sumbolon = balzo fuori); mentre nello specifico le tecniche proiettive utilizzano fattori esterni: ambigui), intesi come immagini o  segni significanti, che rimandano al fattore interno significativo (Se-corporeo-immaginativo), espresso dal soggetto (referente), attraverso il linguaggio verbale e non verbale a cui è stato somministrato il reattivo mentale.

Trattandosi di una  definizione forse troppo sintetica, sembra il caso di  aggiungere qualche altra considerazione. Il simbolo può esprimere cose semplici e dirette (rappresentazione immagine interna), come nel sogno raccontato (proiettato all'esterno per il tramite del linguaggio verbale), come può essere il caso riportato da Freud del bambino che desidera il gelato; come può essere invece la risultante di problematiche tortuose, oppure filtrato di 'complessi', oppure ancora rappresentazione del pensiero 'deformato' da meccanismi difesa, idealizzazioni, di cui il caso del giudice Schreber (citato sempre da Freud), può essere l'emblema della 'massima distorsione appercettiva'. Diversamente da quanto dice Bellak il termine proiezione va inteso nel senso di qualunque segno espressivo significativo (esterno, interno-immaginativo) utile a rivelare senso e significato del comportamento o sintomo, sano o patologico del soggetto.

Secondo F. Simeti, autore più attuale, che interpreto liberamente, la funzione simbolica è caratteristica umana che, su presupposti filogenetici, si sviluppa ontogeneticamente dalla base neurofisiologica e nell’esperienza senso-percettivo-motoria in riferimento agli stimoli esterni. Le funzioni percettive predisposte reagiscono allo stimolo (interno-esterno) provocando una prima risonanza interna a livello sottocorticale (componente emotiva del simbolo) e a livello superiore corticale: tattile, uditiva, visiva, ecc. (componente cognitivo-rappresentativo-formale- del simbolo).

La costruzione dei complessi ideo-affettivi e la loro rappresentazione consente lo sviluppo del pensiero simbolico e della comunicazione simbolica. Il pensiero corporeo emozionale, inconscio, primitivo, viene coperto dal pensiero operatorio-concreto e subito dopo dal pensiero simbolico, secondo il quale ogni rappresentazione può essere usata per esprimere, comunicare un diverso aspetto di conoscenza e un diverso oggetto. Lo sviluppo del pensiero simbolico permette di elaborare e comunicare anche le componenti corporeo-emozionali che costituiscono le pre-conoscenze primitive, attraverso la riproduzione dell’aspetto formale delle conoscenze con cui esse sono integrate: così l’individuo si svincola dalla necessità di ripetere i vissuti e le esperienze (emozionali-concrete) nel reale e può inventare e vivere nuove esperienze mediate nell’immaginario. Il pensiero simbolico si sviluppa in due modi, come pensiero magico, nelle forme del mito, come pensiero razionale nelle forme logico-matematiche; nei due modi di pensiero il simbolo assume un diverso valore.

Dopo la nascita, tra le altre nuove acquisizioni percettive, la vista, offuscando il tatto, acquista particolare predominanza. La vista, per le sue peculiari caratteristiche spaziali, consente il recepimento di immagini-forme, prima sincretiche e poi sintetiche. Il senso emotivo globale di sé (significato-pre-simbolico) si trasfonde nel, e dal corpo della madre (primo sincretico contenitore simbolico) da cui si distanzia percependo l’immagine del volto della madre, esperienza basilare per la prima rappresentazione della prima immagine parziale del corpo.

Questi i sostanziali punti del costrutto teorico individuati a sostegno della tecnica proiettiva ideata.

 

AUTORE

Luigi Fasceh a iniziato l'attività di psicologo nel febbraio 1976, prima presso l’Amministrazione Provinciale di Genova, poi nel servizio materno infantile USL Foce-S.Martino-Albaro di Genova.
Dal 1992 al 1997 Psicologo dirigente presso il Centro Trapianti d’Organo dell’Ospedale San Martino di Genova. 
Nel 1979 ha partecipato alla fondazione del sindacato degli psicologi (AUPI) nel quale ha ricoperto la carica di Segretario Regionale e Membro del Direttivo Nazionale.
E’ stato componente del primo consiglio dell’Ordine degli Psicologi della Liguria.
Ha un orientamento di tipo psicoanalitico.
Ha pubblicato il libro “Il corpo umano da Ippocrate a oggi” (2024)
Attualmente coordina il gruppo di lavoro Psicologia del Traffico per l’Ordine delle psicologhe e degli psicologi della Regione Liguria.

 

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